il territorio

Il Paese

Castelvenere, piccolo centro della Valle Telesina, in provincia di Benevento, sorge a 119 metri sul livello del mare e dista circa 30 Km. da Benevento, 30 Km. da Caserta, 60 Km. da Napoli e 195 Km. da Roma.

Conta circa 2600 abitanti, collocati su di un territorio che si estende per 15 Kmq., attraversato da strade provinciali (S.S. 87), comunali e interpoderali che allacciano al centro abitato le sue quattro contrade: Petrara, Foresta, Marraioli e Tore.

Si erge su tufi riconducibili alle cicliche attività vulcaniche del Roccamonfina, dei Campi Flegrei e del Somma – Vesuvio.

La sua collocazione geografica, il clima, la fertilità del terreno delle sue ridenti colline, ricche di viti ed olivi, la laboriosità dei suoi abitanti, ne fanno un importante centro agricolo per la produzione di uve e vino, tra cui i famosi vini doc Solopaca, Guardiolo, Falanghina, Aglianico, Spumante, nonché degli ottimi oli extravergini.

Conta circa 570 ettari di terreno vitati, per una produzione annua di vino che si aggira sui 63.000 ettolitri, confina con Guardia Sanframondi, Solopaca, Telese terme, San Salvatore Telesino e San Lorenzello.

Dal 1996 fa parte dell’associazione nazionale “Città del Vino”.

Fiorente è anche l’artigianato locale conosciuto per la lavorazione del ferro battuto, della pietra, del legno e per la realizzazione di cesti ed oggetti in vimini, oltreché per la produzione di ottimo miele, salumi, formaggi, taralli e conserve.

 

Le Origini

Come scritto da padre Adolfo DI BLASIO in “Castelvenere e la sua Parrocchia”, per risalire alle origini occorre iniziare dall’invasione dell’Italia da parte dei Longobardi, nel 568.

Il loro regno durò fino al 774, ma il Ducato Longobardo di Benevento arrivò sino all’anno 1138, quando tutta l’Italia meridionale fu unificata dal re di Sicilia Ruggero IIº di stirpe Normanna.

Più che un esercito conquistatore era un popolo che trasmigrava, poiché tra essi vi erano Sàssoni, Gèpidi e famiglie Danubiane della soggiornata Pannonia, povera di terre, per lo più già sfruttate dagli Ostrogoti.

Questa gente era alla ricerca di terre fertili e libere e fu per questo che un gruppo di famiglie occupò l’agro che oggi conosciamo con il nome di Castelvenere; e secondo Mons. Iannacchino quei primi abitanti si chiamarono con il nome di “Vieneri”.

L’etimologia del nome va ricercata nella provenienza di tali genti, che abitavano nei pressi del torrente Wien, affluente del fiume Danubio, da cui vennero chiamati “Wiener Volk”, cioè gente del Wien oppure, usando vocaboli latini, “Wienei advenae” cioè oriundi Wiènei.

Oggi gli stessi si chiamerebbero “immigrati del Wien”, o molto più semplicemente Vienesi – Viennesi, da ciò la deduzione che il nostro casale “Vieneri” prese il suo nome dal torrente Wien circa tre secoli prima che lo stesso fosse passato alla storia per aver dato il nome ad una grande città: Vienna.

  

La Storia

Il territorio Castelvenerese fu ricco di vita sin dalla preistoria.

Ne sono la testimonianza il ritrovamento, avvenuto nell’anno 1898, di una palafitta lunga 25 metri e larga 14 poggiante su 99 pali conficcati verticalmente nel terreno, disposti in quattro fila e distanti 89 cm. l’uno dall’altro, venuta alla luce durante uno scavo di 42 mq. insieme a resti di una macina di arenaria con percussore di quarzite, oleari, resti di lucerne, pietre per fionda, nuclei e punte silicee appartenenti all’età del ferro.

Furono anche rinvenuti resti scheletrici di Homo sapiens insieme a resti di diverse specie animali: volpe rossa, cane domestico, maiale, cinghiale, muflone, cervo nobile, cavallo ecc.

Il ritrovamento fu di eccezionale importanza, forse il più importante dell’epoca per l’Italia meridionale, ma invece di spingere gli studiosi a continuare gli scavi inspiegabilmente per ordine del Governo il luogo degli scavi fu ricoperto.

Nel 1908 si tornò a scavare sul luogo e si rinvenne un forno preistorico per la cottura di vasi ed utensili di creta, ma fu questo l’ultimo ritrovamento dopodichè gli scavi si conclusero.

Ancora oggi non ci si riesce a spiegare come, tranne alcuni scritti del De Blasio, altri studiosi abbiano ignorato un avvenimento così importante, come quello del ritrovamento di una palafitta risalente addirittura all’età del ferro.

Di non meno interesse storico, è il ritrovamento di un cippo funerario del IIº secolo d.c. di età romana con iscrizioni e bassorilievi, proveniente da Telesia, attualmente sito presso la famiglia Venditti in via Nazionale S. ed un Glirarium (vaso per ingrassare i ghiri).

Furono rinvenuti, in epoche diverse, anche mattoni con bordi rilevato da sepolcreto, resti di oleari, lacrimali, resti di vasi, monete, pietre per fionda di età Romana e Sannitica. Ancora importanti sono alcune strutture romane riguardanti i resti di una villa rustica in località S. Tommaso, tutelati da vincolo archeologico, e i resti di un acquedotto romano con lucernario.

Da qualche anno anche il Casino Cerza e le tre famose e caratteristiche torri ed il Palazzo del Borgo Medioevale sono sotto la tutela dei beni monumentali.

 

Il Borgo Medievale

Tenendo conto, che se pure compare per Castelvenere qualche citazione a partire dagli inizi del XII sec., la prima presenza documentata di un casale sembra dell’epoca angioina, quale possesso dell’abbazia di S. Salvatore Telesino, è probabilmente da ricondurre agli angioini una ristrutturazione del borgo più che una costruzione ex novo.

La conferma si ha osservando la tipologia costruttiva usata per le torri, che richiamano il modulo troncoconico, tipico dell’età angioina, ma presentano delle differenze tra loro. Il borgo è costituito da un impianto urbanistico abbastanza rilevante; lo schema è quello di tre assi stradali paralleli tra loro posizionati in direzione Sud Ovest – Nord Est.

Di notevole interesse è Piazza mercato con un pozzo al centro, anticamente usata per i commerci e i baratti delle mercanzie, le arcate del Palazzo (entrambe vincolate ai sensi della L. 1089/39) ed il fossato che delimitava e proteggeva da eventuali invasori il Castrum medievale.

Durante il periodo, presumibilmente, rinascimentale le vecchie mura medievali furono demolite per consentire un ampliamento del borgo, ed il fossato fu usato come strada per collegare le piccole cave tufacee (scavate sui costoni perimetrali alla strada) alle nuove abitazioni che si stavano costruendo.

Successivamente con lo sviluppo dell’agricoltura dette cave tufacee furono ampliate, modificate ed adibite a cantine per la conservazione del vino e la strada, che si divide in strada del Mulino e strada del Fossato ogni week-end di fine mese ospita la manifestazione proposta dall’Associazione “Cantine al Borgo”.

I Casali

Il Casale Veneri

Il “Vieneri”, nato nell’anno 1308 come casale, dal 1130 circa sino all’anno 1460 fu feudo della famiglia Sanframondo, per passare poi ai Monsorio, una famiglia che si era stabilita in questi luoghi intorno al 1420.

Intorno al 1500, quest’ultimi costruirono il Castello, di cui oggi è possibile ammirarne solo la torre, denominata “Torre della Venere”, ma vi abitarono poco in quanto abitualmente il feudatario dimorava in S. Salvatore Telesino.

La descrizione del castello la si trova in un “apprezzo” fatto dal tavolario, Giampietro Gallerano nel 1638, anno in cui Giovanni Monsorio fu espropriato delle terre di Castelvenere, S. Salvatore, del feudo di Pugliano ed altri beni che furono venduti al dott. Lelio Carfora prestanome del Duca di Maddaloni.

Il Gallerano così scrisse: “Castiel Venere nella Provincia di Terra di Lavoro, sta edificato su luogo piano, fortissimo di muraglia, con fossi attorno, di maniera che dalla parte di tramontana sta eminente, per esservi un vallone sotto, per dove scorrono le acque del paese; s’entra per una porta con ponte levatoio dalla parte occidentale dove si trova una bella strada dritta, di conveniente larghezza, spartuta in vichi da una parte e dall’altra…. Fuor di detto Castello, all’incontro della porta sono altre buone abitazioni, con la Parrocchial Chiesa di S. Nicola.” (L’apprezzo è custodito nel Museo Alifano di Piedimonte d’Alife).

Come si è già detto, Castelvenere, nel 1645, passò al Duca di Maddaloni che ne fu feudatario fino al 1806, anno che segnò la fine della feudalità .

 

 

Il Casino Brizio

Struttura della fine del 1700, sito in via Marraioli, presenta una stupenda facciata, caratterizzata da due torrioni con colombaia.

Usato come casino di caccia, il fabbricato presenta la tipica aia dei casolari delle grandi tenute delle famiglie agiate della zona.

Annessa alla struttura vi è una cappella dedicata alla Madonna del Carmine la cui festa si svolge il 16 luglio.

 Il Casino Cerza

 Databile intorno all’anno 1857, sito in contrada S. Tommaso, lungo la strada provinciale Telese-Cerreto, è una imponente struttura a corte appartenuta, sicuramente, ad una delle più ricche ed agiate famiglie della zona.

   

Le Chiese

 La Chiesa di S. Maria della Foresta (la “Theotocos” bizantina)

La chiesetta nasce in luogo ricco di memorie storiche e religiose, in contrada Foresta, risultante secondo gli studiosi da un antico e maestoso tempio basiliano, dove si venera un’antica immagine della Madonna “Theotocos”, dipinta su tavola, secondo le usanze bizantine.

Nel muro frontale della chiesa vi erano incastonate delle croci bizantine, delle quali ne è rimasta una sola, a testimonianza che l’antico tempio dei monaci basiliani era consacrato.

Essa risulta dal foglio 23 del “Libro magno” come dedicata a S. Maria della Foresta e della Annunziata ed era di diritto di patronato del Duca Carafa, Conte di Cerreto.

Il suo culto si mantiene vivo nei fedeli di castelvenere e dei paesi viciniori anche perché la tradizione, ormai da tutti accettata, vuole che presso questo tempio, nacque e iniziò la formazione al ministero sacerdotale S. Barbato, patrono di Castelvenere e Vescovo di Benevento che convertì i Longobardi al Cristianesimo.

La Chiesa di S. Maria della Seggiola

Era l’anno 1898 quando una veggente di Telese ebbe la visione che in quella zona vi fosse sepolta una immagine sacra della Madonna che doveva essere portata alla luce.

Fu così che nei primi anni del ‘900 nel detto luogo “dello scavo”, a conclusione di un entusiasmo devozionale, che fece accorrere sul posto una moltitudine di persone provenienti da tutti i paesi vicini, per assistere ed aiutare nei lavori di scavo, dopo il ritrovamento dell’immagine sacra della Madonna, venne eretta la chiesa.

Il tempio fu utilizzato come chiesa parrocchiale dal 1910 al 1959 perché la vecchia parrocchia di S. Nicola era cadente, ed infatti fu in seguito demolita. Fu seriamente danneggiata dal terremoto del 1980, ma successivamente fu restaurata e riaperta al pubblico nel 1993.

La Chiesa di S. Nicola (Patrono di Castelvenere)

Sorge nella piazza principale del paese intitolata al suo Santo protettore S. Barbato, di forma rettangolare ed apprezzabile grandezza, con l’attigua casa canonica e l’alto e snello campanile.

Il progetto fu approvato nel 1957 e il nuovo tempio fu benedetto nel 1959.

Nel 1983, in occasione del milletrecentesimo anniversario della morte di S. Barbato, la commissione dei festeggiamenti, con il contributo dei fedeli, ha fatto realizzare un bassorilievo in ceramica rappresentante la vita del santo. Dopo quella iniziativa, altri fedeli, di loro spontanea volontà, hanno fatto dono di diversi bassorilievi, rappresentanti scene sacre, che si possono ammirare lungo le pareti laterali della chiesa.